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La notte senza fine

 

Oggi ti parlo di un argomento “OFF TOPIC”, una gara di ultracycling non è certo “una roba” adatta a mamme e in genere a donne che hanno poco tempo a disposizione per allenarsi, ma ho deciso di raccontarti ugualmente la mia “notte senza fine” perchè dietro ad un gesto atletico ci può essere altro… Cosa ti stai chiedendo? Lo scoprirai presto 🙂 . Ecco quindi il racconto della mia “Endless Night” 🙂 .

Quanto può essere lunga una notte? Dipende da come la passi, da quello che fai…, se godi di un sonno continuo e profondo le ore scorrono veloci e quando ti risvegli sembra che siano passati solo pochi minuti ma, se qualcosa ti tiene sveglio, un pensiero, una preoccupazione, un dolore fisico o emotivo tuo o di un tuo caro, allora il tempo si dilata e la luce sembra non arrivare mai..

E quando non c’è niente che ti impedisce di dormire e sei tu ad aver deciso di rimanere sveglio allora la notte diventa ancora più lunga.., una “notte senza fine”.

Nella notte tra il 15 e il 16 Settembre ho partecipato alla 12h Cycling Marathon di Monza una gara dal format molto semplice, si pedala dal tramonto all’alba (dalle 19 alle 7) e chi percorre più chilometri vince…. , facile.., semplice no? Poi tu sei libero di fermarti quando vuoi, prenderti tutto il tempo e le pause che vuoi, nessuno te lo vieta ed è qui che nasce un conflitto “niente male” da gestire fisicamente, mentalmente ed emotivamente ed è proprio di questo che ti voglio parlare.

 

Gli sport di resistenza si preparano in un modo molto semplice, devi abituare il tuo organismo a quel gesto tecnico gradualmente per far si che tutto il “sistema” si adatti.

E per far questo occorre tanto ALLENAMENTO e TEMPO perché il corpo ha bisogno “dei suoi” tempi per abituarsi.
Ecco… alla partenza della gara a me mancavano “all’appello” entrambi i requisiti, mancavano TEMPO e ALLENAMENTO….

Ho passato l’estate a fare salutari allenamenti e di breve durata (massimo 3 ore) esattamente il contrario di quello che avrei dovuto fare per essere pronto a partecipare a una gara della durata di 12 ore…

Ora molto probabilmente ti chiederai: “scusa ma chi te lo ha fatto fare, potevi stare a casa no?”   Questo è vero.., se non fosse che qualcosa o qualcuno (più di uno in realtà) mi ha spinto ad andare ugualmente.., ma non corriamo troppo perchè presto lo scoprirai.

La location è carica di storia, di emozioni e di ricordi per un appassionato di motori come me, l’autodromo di Monza dove tutti gli anni si corre il gran premio d’Italia di F1. Mi ricordo le domeniche pomeriggio passate da bambino davanti alla televisione con mio padre e mio fratello a tifare per la Ferrari e se la Ferrari vinceva allora la festa era doppia. Mio babbo tirava fuori 10.000 lire dal portafogli e io andavo a prendere 1 kg di gelato!  

Mancano pochi minuti alla partenza e mi metto tranquillo in un angolo del box. Respiro profondamente, chiudo gli occhi ascolto i miei muscoli, dialogo con tutto il corpo e lo convinco che ce la possiamo fare…, mi accorgo che “mi guarda” non tanto convinto…  🙂 ma, come dire, quello è il “piccolo foro” dove dovremo passare e in qualche modo ci passeremo.

Insieme al mio “angelo custode” Davide porto a termine gli ultimi preparativi. Le borracce sono piene, il cibo è nelle tasche, le luci pronte ad accendersi e il telefono in posizione per le dirette Facebook.

Si parte per il giro di ricognizione dietro alla “safety car” a velocità controllata e cerco subito un posto, “il posto giusto” nel gruppo. La gara è una “gara nella gara” perché oltre ai concorrenti che partecipano da soli come me, ci sono anche i Team che si dividono le 12 ore in squadre da 2, 4 o 8 concorrenti e questo significa che oltre a dividersi la fatica potranno anche andare più veloci…, ad una velocità per me insostenibile per tutto il tempo.

Passiamo davanti alla linea del traguardo la musica cresce insieme all’emozione e… VIA parte l’avventura! Il gruppo inizia subito a correre veloce a pedalare forte con me dentro consapevole che, prima o poi, lo dovrò lasciare e quel “prima o poi” arriva dopo circa 1 ora di gara.

Ho ancora 11 ore da pedalare non posso permettermi di fare “il brillante”… Mi lascio sfilare, rallento in attesa che qualcuno sopraggiunga dalle retrovie con un passo più compatibile con il mio allenamento e mi accodo alla fine di un piccolo gruppetto.

In mente ho un solo pensiero: “stai coperto Marco, stai coperto!”

Stare coperto significa stare al riparo dal vento, dalla resistenza dell’aria, per risparmiare preziose energie. In scia ad un altro concorrente si fa molta meno fatica.

Le prime 3 ore scorrono veloci e facili, mi concentro sul “timing alimentare” (ogni tot minuti bere, ogni tot mangiare ecc..) che è importante quanto la gestione dello sforzo. Durante la gara consumerò circa 12.000 K/cal, la quantità di energia corrispondente a 6 giorni di vita di una persona sedentaria…, tanta roba insomma.

Con il Walkie Talkie parlo con Davide al box giusto per farci compagnia. Commento con lui la gara da dentro e spariamo “stupidate a caso” per ridere in po’  . Metto in pratica ogni strategia per distrarmi dal malefico pensiero: “mancano ancora tot ore alla fine”.

Dopo le prime 3 ore iniziano i dolori e si manifestano i limiti del “non allenamento”. Il collo inizia a fare male, alla base del trapezio sento come se ci fosse conficcata una lama…, un dolore che purtroppo conosco…, postumo di qualche caduta di troppo con la moto da cross…

Più passano i minuti e più il corpo mi lancia precisi segnali di affaticamento e mi chiede, per ora gentilmente, di fermarmi ma io un po’ faccio finta di niente e un po’ gli spiego che il “fermarsi” non è contemplato…

Nel frattempo le ore passano e la notte entra sempre più nel suo profondo… Il pensiero ora è solo uno…, la sosta a metà strada per riempire le borracce e le tasche di cibo. E’ prevista una breve sosta di 20 min dopo 6 ore e “1 giro”.

Mi piacerebbe scrivere che “il tempo vola” e arriva anche il momento della sosta ma sarebbe una assoluta bugia…, in quelle tre ore soffro, fatico e mi aggrappo con i denti a chiunque mi passi vicino perché…, non te l’ho ancora detto…, non sono qui solo per partecipare ma per battere un mio record…e quando devi battere i tuoi limiti.., non c’è spazio per il riposo.

Mi fanno male le ossa del bacino, le mani, i piedi, i muscoli del collo, le gambe iniziano ad indurirsi e, la cosa che mi preoccupa di più, inizio a sentire qualche crampo intestinale che aumenta e diminuisce a fasi alterne (brutto presagio).
Tengo duro e finalmente arriva il momento di fermarmi e trovo pronto Davide ad aspettarmi ed accudirmi.

Via la roba bagnata, mi tolgo le scarpe per far respirare i piedi, mangio qualcosa e bevo in abbondanza e dopo qualche minuto un dolore intenso e incontrollabile all’intestino mi fa capire che, per dirlo in modo super delicato, la mia “peristalsi intestinale sta subendo un’accelerazione estremamente repentina”…..    

Mi libero e mi preoccupo…, ho ancora quasi 6 ore da pedalare e la dissenteria ti priva di liquidi e riduce l’assorbimento dei nutrienti….NON BUONA COSA…

Mi vengono i brividi, inizio a sentire freddo e ogni cellula del mio corpo mi prega di fermarmi…, una vocina dentro di me mi sussurra:

“fermati Marco, fermati un’oretta, ti riposi un po’…, fregatene del tuo record, fregatene “degli altri”, non devi dimostrare niente, non ci guadagni niente…” .

La mia vocina è molto brava e continua così per quasi un minuto…, ma io mi metto bello dritto, mi infilo scarpe, casco, occhiali, saluto Davide e dopo 24 minuti da quando l’avevo lasciata, rientro in pista senza pensieri, senza “perché” con il solo intento di stare in movimento.

Sono le 1:36 del mattino di Domenica 16 Settembre e la notte è ancora lunga, esco dalla corsia dei box, mi giro indietro vedo le luci del traguardo che si allontanano e all’orizzonte nessuno che si avvicina…, sono SOLO! Solo con il freddo nelle ossa, con i miei dolori, con i miei timori, con i miei “demoni”..

C’è solo una cosa da fare…, pedalare facile senza fatica in attesa che qualcuno mi riprenda e poi mettermi a ruota.
Ho freddo, un freddo cane e se continuo così rischio che il freddo non mi passi più, allora accelero un poco…., ho bisogno di scaldarmi da dentro…, scaldarmi diventa una priorità rispetto al “fare meno fatica possibile”.

Faccio un giro da solo e poi un piccolo gruppetto mi riprende e mi accodo…
Verso le 3 del mattino arriva “la crisi”…, tutto il sistema mi urla “FERMATIIII” e smettila di fare lo “STR….”. Mi stacco dal gruppo, stacco le mani dal manubrio, mi tiro su e per la prima volta mi guardo intorno. C’è uno spicchio di luna che mi osserva dietro una nuvola, il cielo carico di umidità, il silenzio della notte turbato solo dal rumore della catena che rotola sui rapporti e lo “scatto” della ruota posteriore che fa “cri-cri” quasi a simulare il “canto” delle cicale che mi hanno fatto compagnia negli allenamenti notturni…

Mangio un panino “cotto e fontina” gentilmente offerto dalla “Ditta Davide Boni” e me lo gusto…, apprezzo ogni singolo boccone…. 😀

Do un’occhiata “ai numeri” ai km che ho percorso, al tempo che manca alla fine della gara e so che se spremerò ogni molecola di energia che ho in corpo…, riuscirò a battere il mio record e allora “vaffanculo” alla paura, vaffanculo ai dolori, vaffanculo alla vocina che nel frattempo ha iniziato ad urlare arrogante.., sono partito per dare il meglio e il meglio è quello che darò! Punto…, basta, fine…

Aspetto che un gruppetto mi risucchi e per mia ENORME fortuna è composto da “soli” come me e in testa qualche concorrente che gareggia in team da 4 o 8 e questo significa che “davanti a prendere aria” ci lasciamo loro che hanno più energie da spendere di noi..

Andare più forte significa fare più chilometri ma anche più fatica…, mi manca l’aria.., a tratti respiro a bocca aperta in cerca di ossigeno, l’andatura è “ridicola” rispetto a quello che potrei fare in un allenamento qualsiasi di 2 ore…, ma in queste condizioni sto andando al massimo, sto raschiando il fondo di un barile che non c’è più che si è consumato sotto le mie unghie…

I pensieri, le emozioni fanno un “coast to coast” continuo…, a tratti escono lacrime, poi sorrisi.., penso a tutte le persone importanti per le quali sono qui, per le quali ho deciso di soffrire così tanto…, penso a mio padre che da poco non c’è più, alle persone che, questa fatica, questa sofferenza, non la possono percepire e sono convinto che sarebbero felici di provarla..

Il dialogo interno si trasforma in un:

“dai babbo, dai che andiamo, dai che ce la facciamo, col “c….o” che mollo, dai che andiamo, dai che fra un po’ arriva la luce, stai attaccato a quella ruota, stai più vicino, respira Marco respiraaaaa…”

E’ una lenta agonia dalla quale mi potrei sottrarre con un semplice gesto.., smettere di pedalare, defilarmi e fermarmi a bordo pista…, ma sto aggrappato con i denti a questo gruppo e fisso l’orizzonte in cerca dell’alba…., so che la luce del giorno mi porterà nuova energia, nuova linfa vitale…., ma non arriva quel “amato fottutissimo” sole….., sembra voler dormire anche per il tempo che non ho dormito io…, ma non importa farò da solo…

Il tempo passa insieme ai chilometri percorsi e a mezz’ora dalla fine arriva anche l’alba e in concomitanza batto il mio record…..e c’è ancora tempo…. In testa al gruppo iniziano a cedere, a rallentare il ritmo li capisco, e se da una parte mi dispiace, dall’altra li ringrazio…

Ultimo giro…, ultime pedalate…, non mi sembra vero….la stanchezza quasi svanisce, taglio il traguardo e il contachilometri segna 382 km…..e arriva puntale una lacrima…satura di un mix gioia, disperazione e gratitudine!

E allora dico grazie al mio corpo di avermi permesso di farcela e dico scusa al mio corpo per avergli fatto subire tanta sofferenza e dico grazie alla vita per avermi dato il “dono” della curiosità, della “voglia di sfidarmi” di vedere “cosa c’è dall’altra parte” perché mi permette di crescere e diventare giorno dopo giorno…., pedalata dopo pedalata, una persona diversa, non so se “migliore”, ma certamente mai uguale al “me stesso” del giorno prima…

E qui…, a questo punto, ci starebbe bene la parola “FINE”….., se non fosse che non ti ho ancora detto chi mi ha spinto “a farlo”, non ti ho ancora detto perché ho deciso di cimentarmi in questa prova senza il giusto allenamento…

Forse l’hai capito “tra le righe” o forse no… L’ho fatto per stare un po’ solo con me stesso ed elaborare il lutto per la perdita di mio padre perché è solo quando tutte le “difese emotive” cedono che puoi asciare libero sfogo a pensieri ed emozioni…

E poi, non meno importante, ho deciso di correre questa gara per raccogliere fondi per i bambini che soffrono di “SMA” (Atrofia Muscolare Spinale) una malattia estremamente invalidante che si manifesta in età infantile che paralizza i muscoli, a seconda della gravità, di gambe, braccia, busto, muscoli respiratori, muscoli della deglutizione..

Ho attivato una raccolta insieme a WAMBA ATHENA ONLUS, un’organizzazione no profit che raccoglie fondi per “Famiglie Sma” che si occupa di ricerca e supporto per i bambini che soffrono di SMA e per le loro famiglie.

Mi ero dato un obiettivo, raccogliere 1200€ e a volte la vita ti regala delle sorprese inaspettate…., non solo abbiamo raggiunto l’obiettivo ma lo abbiamo abbondantemente superato! 😀 Alla fine abbiamo raccolto 4617€!!!! 🙂 🙂 🙂 🙂

Ho voluto raccontarti questa “storia di vita vissuta” anche per ringraziare di CUORE tutte le persone che hanno voluto dare il loro contributo.

Ed in fine grazie al mio angelo custode Davide Boni che ha passato la “notte in bianco” con me sostenendomi quasi ad ogni passaggio (quando mancava era a prendere del caffè…:-)  ) senza mai farmi mancare un incitamento o una battuta divertente.

Senza di te sarebbe stato tutto più difficile….

E ora cosa posso “dirti” di più? Ogni volta che l’allenamento ti sembra impossibile, ogni volta che ti trovi a raccontarti “non ce la faccio”, ogni volta che trovi una scusa per non allenarti, ogni volta che ti dici “inizio domani”….., pensa anche a chi vorrebbe farlo ma non può, pensa a quanto sei fortunata, pensa all’esempio che puoi dare ai tuoi figli, pensa a che grande opportunità è la vita..

P.s.: se vuoi saperne di più su Wamba e sulla Sma, qui sotto ti ho messo due link 😉

 

 

https://wamba-onlus.org/sostieni-wamba/ironman-per-wamba.html

Link per saperne di più su “Famiglie Sma”

https://www.famigliesma.org/

 

5 pensieri su “La notte senza fine

  1. Marco sei un grande,
    COMPLIMENTI il tuo racconto mi ha fatto venire i brividi e che tu ci creda o no,adesso quando mi alleno penso ai dolori che hai sopportato quella notte e al tuo mal di pancia bravo Marco!

  2. Hai fatto una cosa meravigliosa, soprattutto perché l’hai fatto col cuore e questo ti ha motivato di più

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